THEME BY SARAHCATHS+
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Vivere Scrivendo
L'amore è come una benda sugli occhi, solo che ti incatena il cuore.
Ti auguro di sognare ogni notte il mio corpo sinuoso che si muove sul tuo, per poi svegliarti e accorgerti che era solo un sogno.
Quel corpo che hai tanto voluto e desiderato ma che non sei riuscito ad avere.
Quel corpo che avresti usato come un trofeo nei tuoi discorsi con gli amici.
Quel corpo di cui avresti voluto esplorare ogni centimetro perché di simili non ne hai mai visti.
Quel corpo che hai immaginato in ogni sua forma, in ogni sua imperfezione ai tuoi occhi resa perfetta.
Quel corpo che non troverai uguale in nessun'altra, non ci sarà altro corpo che desidererai così tanto come hai desiderato il mio.
Quel corpo da donna matura, nonostante la giovane età.
Quel corpo che non hai avuto, non hai e non potrai mai avere.
Quel corpo che cercherai in altri mille corpi, ma che non saranno mai all'altezza dell'immagine che ti sei fatto del mio.
Ti auguro di continuare a possedere corpi che non sono il mio, mentre stai con gli occhi chiusi e pensi a quanto sarebbe stato (ma non può essere) eccitante e meraviglioso se, al posto di quei corpi che non ti piacciono affatto, ci fosse stato il mio.

Le persone danneggiate sono quelle più pericolose, sanno di poter sopravvivere.

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Skins (via volevoimparareavolare)

E non hanno paura di nulla.

posted 6 years ago with 9,613 notes
E regalami un rimedio contro questa maledetta gelosia,
che rinasce in me per la paura che ti portino via.

posted 7 years ago with 7,894 notes
Mi era rimasta addosso una strana malinconia. Mi sono stretta al mio corpo solitario e, passo dopo passo, diventavo sempre più triste.
Sapevo il motivo, il motivo di quella tristezza.
Avevo voglia d'amore anch'io, di carezze furtive, di un cuore in subbuglio.

- Margaret Mazzantini (via queldisperatovuotodentrome)
posted 8 years ago with 6,090 notes
Odero, si potero; si non, invitus amabo.

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Ovidio, Amores III

deadinside3695:

Ti odierò se potrò; altrimenti ti amerò mio malgrado.

(via deadinside3695)

posted 8 years ago with 1,290 notes
posted 8 years ago with 459 notes
Lettera di un padre ad una figlia morta a Parigi nel Bataclan;
“Te l’avevo detto Leá. Ti avevo detto che, fosse stato per me, a quel concerto non ci saresti andata. Un concerto degli Eagles of Death Metal con quel ragazzo che ti porti dietro da due anni. Quel Thomas. Dovevi darmi retta Leá. Invece di arrabbiarti dovevi darmi retta, dirmi che ero stato un buon padre e che non ti avevo mai fatto mancare niente. Dovevi tornare a casa e raccontarmi come fosse stato.
Dovevi dirmi che Thomas ti aveva chiesto di sposarlo sulle note di quella canzone, se così possiamo chiamarla, che mettevi sempre quando litigavamo. Quella che hai messo anche stasera. Prima di uscire. Prima di dirmi che mi odiavi. Prima di urlare che la mamma sarebbe stata contenta di vederti con Thomas a quel concerto. Prima di dirmi che poi te ne saresti andata. E non ti ho preso sul serio.
Lo dicevi sempre e puntualmente c’eravamo tu ed io sul divano. Tu con la tua testa sulla mia spalla e io con le mia mani ad accarezzarti quei capelli che non pettinavi mai. “Papà sono ricci.” E non era vero che “ogni riccio, un capriccio”. Per ogni tuo riccio si scatenavano dieci tempeste. Però eri buona. Eri tanto buona Leá. Eri tua madre, senza la sua paura di vivere.
Dovevi stare a casa Leá. Dovevi credermi quando ti dicevo: “sono tuo padre, decido io.” Tu la chiamavi dittatura, io speravo fosse protezione. Ma non è servito. Tanto non è servito.
Ho sentito il boato Leá. E ho sperato che, tempo dieci minuti, suonaste tu e Thomas. Ho sperato che arrivaste piangendo, dicendomi: “sono arrivati. Sono qui e hanno aperto il fuoco tra mille grida e mille occhi.” Li avrei chiamati “porci”, avrei insultato tutto quello che concerne la loro cultura. E mi sarei chiesto in nome di quale dio si possa compiere una tale mattanza.
Ho sperato che tra quei 128 morti non ci fossero i vostri nomi. Ho sperato di non vedervi ridotti ad una riga su un quotidiano. Ho sperato che non esistesse un uomo capace di sparare a sangue freddo contro altri uomini. Ed invece erano otto. Non uno.
E vorrei sapere chi è stato a guardarti. Chi ha avuto questo onore: guardarti un’ultima volta prima di toglierti la vita. Prima di portarsi via le tue mani affusolate o le tue magliette sempre a maniche corte. Vorrei sapere chi ha avuto il coraggio di non innamorarsi di te sprofondando nei tuoi occhi blu. Chissà cosa hai provato. Chissà come ti stava il terrore addosso.
La consapevolezza che fosse finita e che non avresti avuto più possibilità dalla vita. Niente laurea Leá. Ma tanto non avresti trovato lavoro facendo arte. Lo sapevi, te lo ripetevo sempre. E ti chiedo scusa, perché tu l’amavi così tanto.
Scusami se puoi Leá. Perdona un uomo che ha perso tutto: la moglie e la figlia. Perdona un uomo che non ti ha dato il valore che meritavi. Perdona un misero, un vile, un vigliacco. Perdona chi non avrebbe guardato negli occhi nessuno il minuto prima di morire. Perdonami Leá. E mi chiedo come staranno gli altri genitori. Come starà chi ha perso il figlio senza una parola di cortesia.
Mi chiedo perché. Perché tu. Perché tu ed io. Perché tu e Thomas. Dovevi tornare a casa Leá. Dovevamo fare pace e continuare a leggere quel libro di Baudelaire che tu mi stavi spiegando. Mi chiedo in nome di quale religione si possa agire così. Mi chiedo se sia lecito uccidere in nome di dio. Mi chiedo se qualcuno gli ha gridato che erano tutti bastardi. Non si tratta di religione o cultura, si tratta di umanità. E allora mi chiedo cosa ci rende tanto differenti da una bestia. Mi chiedo con quale coraggio ci riteniamo superiori.
E non ottengo risposte se non un disperato silenzio. Ho pianto Leá. Ho fatto scorrere quelle lacrime che tu mi recriminavi. Quelle che “non hai mai versato per la mamma”. E invece ora piango. Piango tanto. Mi faccio pervadere dal dolore consapevole che non ti vedrò più. Consapevole che non ti accompagnerò all’altare. Consapevole che qualcuno, magari un padre come me, ti ha sparato a sangue freddo, urlando qualcosa che non avrai sicuramente capito.
Consapevole che non ti ho protetta. Che non c’ero e che non ci sarò. E non ci sarai. Mai più. Voglio che tu sappia una cosa Leá: non importa quanto ci siamo odiati, quante volte ti ho rincorso fuori casa, quanto tu mi abbia urlato addosso che facevo schifo. Non importa quanto tu abbia desiderato nascere in un’altra famiglia. Voglio che tu sappia che sono fiero di essere tuo padre.
Fiero di averti avuta accanto. Fiero dei tuoi schiaffi che mi hanno fatto diventare un uomo migliore. Fiero di averti accompagnata nelle tue piccole vittorie e nelle tue grandi sconfitte. Sono fiero di averti vista crescere e tua madre sarebbe d’accordo.
Ti voglio bene Leá.
E mentre loro sparano gridando: “Allah è grande”, io piango chiedendo a Dio la forza per svegliarmi domani e vivere con la tua stessa volontà.
Riposa in pace figlia mia.”

posted 8 years ago with 9,395 notes
Auguri zoccola💕💓

Ma tu lo sei😒

posted 8 years ago with 1 note
Briga
Sei Di Mattina
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posted 8 years ago with 20,760 notes
Un anno è un periodo di tempo mediamente breve, rapportato all’infinità di anni che viviamo.
I giorni diventano settimane, le settimane diventano mesi e i mesi si trasformano in anni. E gli anni in una vita intera. Una vita in cui collezioni persone, ricordi, emozioni, che magari porterai dentro per sempre o che dimenticherai il giorno dopo, come ci si scorda del caffè sul fuoco, o delle chiavi di casa appese. Ma non credo che tu sia la dimenticanza di un attimo, un momento di distrazione, l’istinto dell’ultimo secondo. Tu sei, piuttosto, il “sì” alla richiesta “vieni a vivere con me?”, quando sai che la vita che hai davanti la spenderai con quella persona. Un “sì” che potrebbe sembrare l’emozione del momento, ma che ti incatena a qualcuno per il resto dei tuoi giorni. E non è cosa da poco. Paragonato all’avventura della serata, alla scelta della scarpa da indossare per andare a fare la spesa, tu sei una marea di attimi messi insieme che compongono una vita intera. E ne vorrei vivere infiniti di questi momenti insieme a te. Vorrei svegliarmi la mattina e sentire l’odore del caffè bruciato sul fuoco, preparato da te per portarmelo a letto e dimenticato sui fornelli perché tu troppo impegnato a farmi le coccole, sotto le coperte, dove si perde il senso del tempo, anche se questo scorre alla stessa maniera di sempre. E del caffè non me ne importerà nulla, perché, qual è il miglior risveglio se non quello di ritrovarsi la persona a cui si è detto di sì avvinghiata a te per non farti scappare?
Vorrei poterti salutare sull’uscio della porta prima del lavoro, vederti tornare indietro perché hai dimenticato le chiavi e osservarti sorridere poiché sai già di trovarmi con le chiavi in mano, pronta ad avere un altro bacio.
Voglio che tu sia per me l’insieme di attimi che ci restano da vivere, la persona con cui condividere le piccole cose che, se fatte mano nella mano, diventano grandi come la decisione di andare a vivere insieme.

- viverescrivendo
posted 8 years ago with 8 notes